venerdì 9 luglio 2010

Senza soffitta senza cucina

Se pensate che i sogni muoiano all'alba non conoscete i miei, che hanno la brutta abitudine di diventare endemici come la malaria, di tornare ciclicamente ad essere virulenti. Rendendo tra l'altro la qui presente irrequieta e più intrattabile del solito.

Cosa c'è in cima alla mia wishlist? Facile. Il glorioso monolocale trash.
Questo termine lo ricorderanno in pochi, giusto quelle amiche e compagne di avventura con cui ho concluso le superiori e con cui appunto si progettava di vivere insieme in un luogo qualsiasi, un buco, una tana, uno spazio nostro.

Un "coso" da chiamare "casa".

Sono passati 5 anni. Abbiamo avuto tutte esperienza del "fuori casa", e per qualcuna prosegue brillantemente. Per quanto mi riguarda non che mi trovi male di nuovo in famiglia ma mi spiace, non vedo l'ora di tornare al monolocale trash o chiamatelo come volete.
Una casa alla Dorothy, di quelle toste che schiacciano le streghe cattive e aride, per capirci. Di quelle dove ti rifugi anche durante i tornado, perchè dentro c'è anche il tuo migliore amico. E al mondo non c'è posto più sicuro di dove sta il tuo migliore amico.

Saranno i film americani che ci hanno dato aspettative troppo alte riguardo al flatshare (come la Disney riguardo agli uomini)?

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